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- Il
segreto della gioia di vivere
Intervista a Susan Pieper di
Mauro Harsch

- Una delle persone
più straordinarie che mi è capitato di incontrare in questi ultimi anni è
sicuramente Susan Pieper, una giovane consacrata californiana che ha dato
vita a Roma ad una nuova comunità: le "Apostole della Vita
Interiore". Sono sedici le ragazze che attualmente fanno parte di
questa mirabile comunità. Laureate in teologia e filosofia, sempre
sorridenti e disponibili, vestite come tutte le ragazze della loro età, si
dedicano a tempo pieno alla rievangelizzazione e all’assistenza spirituale
delle anime aiutando in modo particolare i giovani a risolvere i loro
problemi esistenziali, morali e spirituali.
Susan - nonostante una rara malattia che la costringe continuamente a cure
di cortisone e a frequenti ricoveri ospedalieri - conserva in sé
un’incredibile e coinvolgente gioia di vivere.
Ci siamo incontrati recentemente per un’intervista di cui riportiamo
alcuni passi.
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- Ciò che
maggiormente colpisce le persone che ti incontrano è la straordinaria gioia
di vivere che traspare dai tuoi occhi. Qual è il segreto della tua felicità?
Il segreto è Gesù. Dio è il bene, l’amore e la felicità. Più
entriamo in amicizia e in comunione con Lui, più partecipiamo alla Sua vita
che è felicità. Ecco perché i Santi, anche se travagliati da difficoltà
e sofferenze, vivevano costantemente in uno stato di felicità.
Mi rendo conto che questa è una conquista per la quale ci si deve impegnare
a fondo; non è una cosa che nasce da un giorno all’altro. Anche nel mio
cammino spirituale, nonostante un’intensa vita di preghiera, ci sono stati
momenti di grande buio e di tristezza ma adesso, superato questo periodo,
vivo nella felicità e nella pace.
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- Pensi che
l’infelicità, l’indifferenza e l’insoddisfazione che regnano nella
nostra società siano causate dalla mancanza di fede in Dio?
Senza dubbio. Non si può tuttavia negare che anche fattori umani (come
i valori della famiglia, la possibilità di studiare, di lavorare), le arti,
la musica ecc. possano essere importanti per costruire la propria felicità,
ma sicuramente la fonte della felicità è Dio... e Dio manca nella nostra
società anzi, c’è una campagna anti-Dio, dappertutto!
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- Durante il tuo
apostolato incontrerai spesso molte persone non credenti. Che cosa dici loro
per avvicinarle a Dio, per condurle sulla via della fede?
Non esiste un’unica strada per scoprire Dio, ci si deve adattare ad
ogni singola persona. A volte incontro atei incalliti cui sembra impossibile
far conoscere Dio, però questa è solamente un’apparenza perché Dio
lavora in tutti, magari anche attraverso le tue o le mie parole. Cerco
sempre di partire da un ragionamento umano, di far capire che tutti noi
abbiamo bisogno di Dio e pongo loro una semplice domanda: "Tu sei
veramente felice?". Molti naturalmente reagiscono sostenendo che i
nostri ragionamenti sono una creazione della nostra mente, un bisogno che
abbiamo creato noi, ma poi, pian piano, comprendono che il loro ragionamento
non è razionale.
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- Quando vediamo un
palazzo sappiamo che esiste l’architetto, quando mangiamo il pane pensiamo
al fornaio. Contemplando il creato, la natura… possiamo dire che non
esista il Creatore?
L’argomento più convincente è in ogni caso la testimonianza dei
cristiani. Gli atei non potranno mai combattere questa forza; si
scaglieranno contro i credenti, ne diranno di tutti i colori però alla fine
questa testimonianza entrerà e lavorerà anche nei loro cuori. Ti cito un
esempio. Mio padre è una persona realizzatissima, alto ufficiale della
marina, bello, sportivo, ha una moglie che gli vuole un gran bene, cinque
figli tutti ben sistemati, molti amici, ha tutte le soddisfazione che la
vita possa offrire... però non ha la fede, non è credente. Sempre sostiene
di essere felice e soddisfatto. Un giorno però, parlando con una mia
consorella dello scopo della nostra esistenza, della sofferenza e della
morte, confessò - con le lacrime agli occhi - che la mancanza di Dio nella
sua vita lo rendeva INFELICE! Recentemente si è convinto però che,
nonostante la mia malattia e tutte le privazioni che essa comporta, dei suoi
cinque figli, la più felice sono proprio io. Sicuramente la testimonianza
della mia consorella ha toccato il suo cuore. Io prego ogni giorno per la
sua conversione e spero molto che possa trovare la piena felicità in Dio.
Inoltre io dico sempre a tutte le persone non credenti di PROVARE a pregare,
di aprire i loro cuori a Dio, non costa nulla! Anche se all’inizio
noteranno solamente un beneficio psicologico, un po’ di pace interiore...
è comunque un buon punto di partenza.
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- Cos’è -
secondo te - che fa scattare nell’animo umano l’inizio di una
conversione?
Senza dubbio è la grazia di Dio. Naturalmente deve esserci la
disponibilità interiore della persona. Se non sbaglio fu proprio Pascal
che, parlando ad un amico non credente, disse: "Invece di cercare tante
prove dell’esistenza di Dio, perché non cerchi di calmare le tue
passioni?". Molte volte è colpa nostra se non arriviamo a Dio. In
altri casi la mancanza di fede, specialmente nei giovani, può dipendere
dalla famiglia, dalla scuola, dall’educazione... che possono diventare
grandi ostacoli per la scoperta di Dio.
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- Com’è avvenuta
la tua conversione? Cosa ti ha spinta a consacrarti?
Grazie a mia madre sono sempre stata praticante. Gli americani sono
molto tradizionalisti e ligi al dovere. Nel periodo in cui frequentavo
l’università, un ragazzo delle mia parrocchia negli Stati Uniti mi fece
conoscere un sacerdote con il quale ebbi un colloquio che cambiò
completamente la mia vita. Molti pensano che le persone si avvicinano alla
fede perché si sentono depresse, infelici o perché cercano chissà che
cosa. Io invece ero felicissima, vivevo in una famiglia meravigliosa e mi
sentivo veramente appagata dalla vita. Ciononostante quel colloquio mi aprì
veramente gli occhi! Per la prima volta vidi tutto chiaro e capii il vero
valore della fede, della Messa, della preghiera, il vero scopo della vita...
che è quello di diventare santi, cioè realizzarsi completamente dal punto
di vista umano e cristiano. Forse altre volte avevo sentito parlare di
queste cose, ma non era il momento della grazia, non ero pronta. Decisi di
andare a Messa ogni giorno e di impegnarmi profondamente nella vita
spirituale.
Man mano che passava il tempo cresceva però dentro di me una forte crisi e
mi chiedevo: "Signore, che cosa vuoi dalla mia vita?". Un giorno
il mio padre spirituale mi fece una domanda "bomba": "Ma tu
cosa vuoi fare, il bene o il meglio?". Io risposi "il meglio,
naturalmente!". Poi riflettendo mi ricordai le parole di San Paolo
"Chi si sposa fa bene, chi non si sposa fa meglio"... La mia crisi
raggiunse l’apice! Capii che il Signore voleva che consacrassi la mia vita
a Lui. Piangevo di dolore perché sapevo quello che lasciavo, ma non sapevo
quello che avrei trovato.
Dissi Si’ al Signore e in quel momento nacquero in un me una gioia e una
pace che non avevo mai conosciuto prima.
A 20 anni mi consacrai privatamente. La gioia, la pace e in modo particolare
la convinzione di consacrare la mia vita al Signore non mi hanno mai più
lasciata, anzi, crescono continuamente.
Sono convinta che se tutti noi - attraverso la luce della preghiera e delle
fede - seguiamo la strada che Dio ci ha preparato - sia nel matrimonio, sia
nella vita consacrata - saremo sempre più felici!
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- Come mai una
nuova comunità? Perché non hai aderito ad una congregazione o ad un
movimento già esistente?
Dopo la consacrazione cominciai a guardarmi in giro per vedere dove
avrei potuto svolgere la mia vocazione. Inizialmente il mio desiderio era di
entrare in clausura pensando che fosse l’unico modo vero di darsi al
Signore radicalmente. Il mio padre spirituale mi propose però di fare prima
qualche esperienza di vita comunitaria; fu bellissimo, tuttavia non mi
sentii mai veramente "a casa mia"; allora egli mi suggerì
l’idea di dare vita ad una nuova comunità di ragazze consacrate che
avessero la stessa formazione dei sacerdoti e che si dedicassero a tempo
pieno alla rievangelizzazione e alla formazione interiore delle anime. Così
feci, proprio qui in Italia, dove venni per studiare filosofia e teologia.
Attualmente sono dieci le ragazze che hanno aderito a questa comunità.
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- Come si svolge la
vostra giornata. Dove operate?
Il nostro obbiettivo prioritario è l’apostolato: ogni giorno
incontriamo moltissimi giovani nelle università, nelle strade della città
e parliamo loro della fede. Vedendoci giovani come loro, parlano sempre
molto volentieri, anche per ore. Molti di loro dicono di non essere credenti
o non praticanti però, in fondo in fondo, anch’essi sono alla ricerca di
valori autentici. Per alcuni è solo un annuncio, con altri invece nasce una
grande amicizia che ci permette di seguirli e di aiutarli.
Spesso siamo invitate da parrocchie, da centri di spiritualità, in tutta
Italia; il prossimo mese d’ottobre avremo la nostra prima missione negli
Stati Uniti. Organizziamo ritiri spirituali per i giovani, per gli sposi,
per i fidanzati, per i seminaristi... Il lavoro che prediligiamo è
l’assistenza delle anime nel loro cammino spirituale, è una missione
stupenda e necessaria, specialmente in questa società in cui i giovani sono
sempre più insoddisfatti, infelici e circondati da un materialismo
dilagante.
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- Cosa dite ai
giovani che rifiutano la Chiesa, che hanno abbandonato il cattolicesimo?
Molti giovani dicono di credere in Dio, in Gesù Cristo, ma non nella
Chiesa. Io dico sempre loro che su questo punto bisogna essere molto
razionali: se credono in Gesù Cristo devono credere anche in quello che Lui
ha detto e Gesù disse: "Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la
mia Chiesa". La Chiesa è fatta di uomini e l’uomo è debole, fragile
e commette degli sbagli. Gesù sapeva bene questo, sapeva che anche Pietro,
il primo papa, nonostante avesse vissuto con Lui per tre anni e avesse
conosciuto il Suo amore, proprio nel momento più tragico Lo avrebbe
rinnegato. Quindi non bisogna basare la propria fede su quello che fanno e
dicono gli altri ma su quello che ha fatto e ha detto Gesù, il quale ci ha
lasciato i Sacramenti. Come potremmo ricevere i Sacramenti se la Chiesa non
esistesse? Molti giudicano la Chiesa unicamente traendo spunto da errori
commessi da religiosi o da fedeli, ma non pensano mai a coloro che sono
morti per la loro fede, ai sacerdoti e ai missionari che sacrificano la vita
per svolgere la loro opera in luoghi orribili, al freddo, al buio, aiutando
chi si trova in difficoltà. Di queste persone gli avversari della Chiesa
non parlano e questa è un’ingiustizia!
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- Cosa pensi delle
nuove religioni e filosofie orientali che attualmente sono oggetto
d’attrazione per molti giovani?
Dal punto di vista umano non si può negare che in molte filosofie vi
siano aspetti positivi, però a volte, in chi pratica queste nuove religioni
- o nelle dottrine stesse - si nota una mancanza di razionalità. In una
religione o in una filosofia in cui i valori della vita, dell’uomo non
sono rispettati vi è qualcosa che non quadra. La religione cattolica invece
è molto razionale e molto rispettosa dell’uomo. Da sempre la Chiesa sta
lottando a favore della vita insegnando all’uomo a rispettare la sua
natura umana... e invece molti sono contro la Chiesa proprio per questo!
Chiediamoci il motivo per cui la Chiesa cattolica segue questa linea nel
campo morale. Molto spesso la causa per cui molte persone non credono nella
Chiesa cattolica nasce proprio da un motivo morale. Non é comodo credere!
Se si decide di credere sino in fondo la nostra vita deve cambiare
radicalmente e la Chiesa, che è la strada maestra per il nostro cammino di
fede, ce lo insegna da sempre.
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- Un tuo pensiero
sulla fede.
La fede è un dono che Dio ha dato a tutti, indistintamente. E’ un
seme che dobbiamo far crescere in noi e che, nella perseveranza della
preghiera, ci donerà la capacità sovrannaturale di vedere le cose come le
vede Dio. Le persone che crescono nella fede acquistano una nuova mentalità:
basta leggere la vita dei Santi per rendersene conto!
Per poter arrivare a questo dobbiamo compiere nella nostra vita continui
atti di fede, di virtù e ringraziare Dio ogni volta che ne abbiamo
occasione. Anche quando siamo nella difficoltà, insicuri, quando abbiamo
paura di non riuscire in qualche nostro dovere o cadiamo in una cattiva
azione, dobbiamo compiere un atto di fede, dobbiamo aver fiducia in Dio e
credere che con il Suo aiuto supereremo ogni difficoltà. Compiendo questi
atti di fiducia in Dio, la nostra fede crescerà sempre più.
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- La vostra comunità
vive di Provvidenza e ciò, in questi tempi di crisi economica, ha del
miracoloso...
Si, veramente. Io sono arrivata al punto di non credere più ai miracoli
perché li VEDO ogni giorno. Potrei scrivere libri sui miracoli che sono
accaduti nella nostra comunità.
Noi non abbiamo un lavoro retribuito e quindi alla fine del mese non abbiamo
uno stipendio. Noi diciamo: "Signore, noi pensiamo a Te e ai Tuoi
fratelli. Tu pensa a noi". Ormai sono molti anni che viviamo qui a Roma
e sino ad oggi la Provvidenza - attraverso le persone che ci conoscono - ci
ha sempre dato il necessario per vivere.
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- Spesso si sente
dire che la Provvidenza "privilegia" molte persone di fede e
sembra invece dimenticarsi dei bambini che ogni giorno muoiono nei paesi del
Terzo mondo...
Il Signore ama tutti nello stesso modo. Santa Teresina disse che
"Il Signore ama ciascuno di noi come se fosse l’unica persona al
mondo". Se privilegia - per modo di dire - alcune persone (come è
avvenuto per la Madonna, per i Santi ecc.) è perché questo rientra in un
piano particolare che il Signore ha per TUTTA l’umanità. Tutti i Santi
hanno avuto un grande influsso sul mondo intero.Per quanto riguarda i
bambini che muoiono di fame, bisogna riconoscere che c’è una colpevolezza
da parte nostra, da parte del mondo benestante. Noi potremmo sfamare questi
bambini ma non lo facciamo! Dio vorrebbe aiutare questi bambini e potrebbe
salvarli tutti, ma per compiere questo dovrebbe continuamente fare dei
miracoli! Molto spesso si sente dire "Perché il Signore ha permesso
che mio figlio morisse di cancro? Perché Dio permette questo, perché
permette quello...?"... Per non fare accadere queste cose, Dio dovrebbe
continuamente sospendere le leggi naturali. Io non voglio augurare il male a
nessuno però credo che Dio, in occasione di questi mali, possa portare un
beneficio spirituale all’uomo come ad esempio fargli capire che non
bisogna attaccarsi a questa terra ma guardare alla vita che ci attende in
Paradiso.
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- Per concludere,
un messaggio ai nostri giovani, ai nostri lettori e benefattori.
Io invito tutti a pregare, a diventare "preghiera vivente". La
preghiera cambia totalmente la nostra vita, compie miracoli e ci conduce
sulla via della felicità! Si dice che Stalin un giorno confidò ai suoi
collaboratori: "Abbiamo sbagliato metodo, se avessimo avuto dieci
uomini come San Francesco avremmo potuto cambiare il mondo!".
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- Grazie Susan e
arrivederci in Ticino!
Roma, 11 Aprile 1996
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